Ancora ville. Come vedete non mi stanco mai di pubblicare palazzi con cui rifarmi gli occhi ed immaginarmi scene da favola.
Questa invece è una villa recentemente costruita, in puro stile inglese, nella zona di Kiev . Le finestre e le porte sono state interamente progettate ed installate da Sige Gold.
E' il colore che mi piace. E poi la struttura della casa, gli spazi...(sospiro)....Che dire? L'unico neo è che da quelle parti fa freddino!
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giovedì 9 giugno 2011
mercoledì 4 maggio 2011
The Snob magazine presents Baccarat's Highlights Collection.
The Highlights Collection has designs and pieces from several world famous artists, including: Michele De Lucchi, Jaime Hayon, Eriko Horiki, Yann Kersalé, Arik Levy, Alain Moatti & Henri Rivière, Philippe Starck and of course Baccarat themselves.
martedì 3 maggio 2011
A casa di Vivienne Westwood e Bryan Ferrry
A casa dell'eccentrica e geniale designer britannica Vivienne Westwood e del cantante Glam per eccellenza: Bryan Ferry
Found on: http://softgrey.blogspot.com/ and http://trouvais.com
venerdì 15 aprile 2011
VISITA AI PADIGLIONI DELL'ARREDAMENTO CLASSICO - Salone del mobile 2011
Proseguiamo il nostro viaggio all'interno dei Padiglioni del Classico del Salone del Mobile. Sono ormai due giorni che ho lasciati i miei colleghi a Milano e fortunatamente mi sono un po' ripreso... Proprio questa mattina leggevo l'articolo apparso sul sito del 24 ore "Al Salone del mobile il classico muove la passione araba e russa". Passione? Io la definerei piuttosto un'enorme presa in giro. Secondo Colombo il problema è anche di formazione, le scuole professionali sono troppo tecniche e il cambio generazionale quasi inesistente. Per quello che riguarda i designer, ci vuole una preparazione decisamente importante e spesso i giovani sono più attratti verso il moderno, sicuramente "più accessibile".
Tornando al mio primo intervento, quello che mi ha dato fastidio in tutta questa storia, non è tanto la "mancanza di gusto"* o di spirito critico da parte dei clienti del classico quanto la farsa rappresentata dai vari produttori ed espositori. Sembrano vendere l'ancestrale arte italiana di produrre e disegnare mobili esclusivi. In realtà nessuno di loro si metterebbe quel mobilio, spesso fatto male in Cina, in casa propria.
Fortunatamente qualche espositore è riuscito a sfuggire a questo fastidioso trend. Ne voglio citare solo due, Annibale Colombo, che come ogni anno ha presentato un stand colto e raffinato e Sige Gold, che riesce sempre ad interpretare con freschezza il mondo del classico.
*(“Nulla è bello. Tutto dipende da chi guarda, la bellezza è versatile.”- Philippe Starck. Questo è vero per chi ha avuto la fortuna di poter scegliere, non per chi ha una visione limitata, falsa...)
Tornando al mio primo intervento, quello che mi ha dato fastidio in tutta questa storia, non è tanto la "mancanza di gusto"* o di spirito critico da parte dei clienti del classico quanto la farsa rappresentata dai vari produttori ed espositori. Sembrano vendere l'ancestrale arte italiana di produrre e disegnare mobili esclusivi. In realtà nessuno di loro si metterebbe quel mobilio, spesso fatto male in Cina, in casa propria.
Fortunatamente qualche espositore è riuscito a sfuggire a questo fastidioso trend. Ne voglio citare solo due, Annibale Colombo, che come ogni anno ha presentato un stand colto e raffinato e Sige Gold, che riesce sempre ad interpretare con freschezza il mondo del classico.
*(“Nulla è bello. Tutto dipende da chi guarda, la bellezza è versatile.”- Philippe Starck. Questo è vero per chi ha avuto la fortuna di poter scegliere, non per chi ha una visione limitata, falsa...)
giovedì 14 aprile 2011
IL CLASSICO AL SALONE DEL MOBILE
Il mio sarà sicuramente un giudizio parziale ma cercherò di essere il più obiettivo possibile. Detto questo passiamo alla rassegna. Essendo progettista e designer di arredamento classico mi sono fatto un giro nei Padiglioni 1, 2, 3 e 4 del Salone del Mobile. Sono quelli riservati all'arredamento classico.
Parentesi: laureato in Industrial Design i miei maestri erano quelli classici: Jean Prouvè , Robert Mallet-Stevens, per affinità culturale e un po' di sano nazionalismo Victor Horta, tutti quelli della scuola moderna e un allora giovane Philippe Starck,..ecc. L'orrore per noi era rappresentato dal mobile in stile, dall'ornamento "inutile". Il mio slogan un po' retrogrado,reazionario e ingenuo era: "La forma segue la funzione". Con il tempo e per necessità professionale mi sono riaffacciato al mondo del classico, ma questa volta con tutt'altro spirito. Mi sono reso conto che è estremamente difficile proporre innovazioni in questo mercato, ma che è altrettanto difficile progettare in modo coerente, "semplicemente" (si fa per dire) traendo ispirazione dalla storia del Design e dell'architettura. Bisogna avere grande cultura, avere un profonda conoscenza degli stili.. ecc.
Ma torniamo al nostro viaggio nei Padiglioni Classici. Prima osservazione. A parte gli espositori (titolari delle aziende), nessuno parla Italiano. Tutti Russi, Ucraini, Polacchi, Cinesi, Georgiani, Turchi.. qualche Francese o Tedesco. Tutti gli stand hanno il loro interprete russo, che spesso è decisamente appariscente (ed è per parlare per eufemismi). Seconda cosa: pochissimi giovani a parte le compagne (amanti?) del magnate della situazione. Terza, l'aspetto esteriore dei visitatori che rispecchiavano in pieno il tenore del mobilio esposto: di cattivo gusto.
Arriviamo dunque alle proposte d'arredo esposte. Comincio con i primi stand ma dopo poco tempo mi manca l'aria. Guardo, chiedo informazioni, analizzo finiture, cerco di comprendere... faccio il mio lavoro, insomma. Cerco di resistere, di perseverare. Mi devo sedere. Riposare. Non per stanchezza fisica, ma perchè mi sento soffocare dalle pareti di velluto polverosi, dall'oro finto, dalla combinazioni di colori e materiali infelici, dall'opulenza appariscente, dall' incessante ripetersi di stili mescolati senza nessun senso. Pacchiano e pesante fino all' inverosimile. Innovazione, ironia, leggerezza, coerenza, raffinatezza: zero assoluto! Sembra di entrare ovunque in un film di gangster di serie b o in un cartone di Barbie.
La maggior parte degli espositori presenta oggetti creati su misura per compiacere un gusto assurdo. Lo si nota nello sguardo e nei discorsi furbeschi degli espositori: il classico tipo di venditore di macchine usate americano ( con tanto di anello d'oro e catena al collo).
Il risultato è un miscuglio "pittoresco" di stranezze che paiono provenire da un videogioco di fine anni novanta. Un pastrocchio storico-buffonesco alla Xena la Principessa Guerriera.
E tutto ciò è pensato per il semplice fatto di compiacere una domanda di arredo che non conosce, o fa finta di ignorare quello che di "bello" propone il design europeo, preferendo modelli ostentati che fanno eco alla mancanza di cultura estetica degli acquirenti. Una parvenza trasfigurata di quello che è l'arredamento "classico" all'italiana.
Da dove arriva questo stereotipo? Dai mass media, che in questi anni hanno veicolato degli stereotipi falsati di gusto che comprendono uniformemente il kitch da bancarella e l'Italia in Miniatura.
Continua....
Parentesi: laureato in Industrial Design i miei maestri erano quelli classici: Jean Prouvè , Robert Mallet-Stevens, per affinità culturale e un po' di sano nazionalismo Victor Horta, tutti quelli della scuola moderna e un allora giovane Philippe Starck,..ecc. L'orrore per noi era rappresentato dal mobile in stile, dall'ornamento "inutile". Il mio slogan un po' retrogrado,reazionario e ingenuo era: "La forma segue la funzione". Con il tempo e per necessità professionale mi sono riaffacciato al mondo del classico, ma questa volta con tutt'altro spirito. Mi sono reso conto che è estremamente difficile proporre innovazioni in questo mercato, ma che è altrettanto difficile progettare in modo coerente, "semplicemente" (si fa per dire) traendo ispirazione dalla storia del Design e dell'architettura. Bisogna avere grande cultura, avere un profonda conoscenza degli stili.. ecc.
Colonne ridicole con fiaccole dorate di plastica. Schermo o vetrata con occhio egizio, poltrona barocca plasticosa... Mentre montavano questo stand non riuscivo a capire fino a che punto potessero arrivare. Una chiesa? Un tempio? Boh!
Questo l'avevo scelto come "il peggio del peggio", ma vi assicuro che ho visto altro che riusciva a superarlo.
Questo é il massimo, i calici stile Santo Graal, nelle nicchie retroilluminate. Ma chi puo vivere in un simile ambiente. Un amante di Conan il Barbaro e di Merlino?
Ma torniamo al nostro viaggio nei Padiglioni Classici. Prima osservazione. A parte gli espositori (titolari delle aziende), nessuno parla Italiano. Tutti Russi, Ucraini, Polacchi, Cinesi, Georgiani, Turchi.. qualche Francese o Tedesco. Tutti gli stand hanno il loro interprete russo, che spesso è decisamente appariscente (ed è per parlare per eufemismi). Seconda cosa: pochissimi giovani a parte le compagne (amanti?) del magnate della situazione. Terza, l'aspetto esteriore dei visitatori che rispecchiavano in pieno il tenore del mobilio esposto: di cattivo gusto.
Arriviamo dunque alle proposte d'arredo esposte. Comincio con i primi stand ma dopo poco tempo mi manca l'aria. Guardo, chiedo informazioni, analizzo finiture, cerco di comprendere... faccio il mio lavoro, insomma. Cerco di resistere, di perseverare. Mi devo sedere. Riposare. Non per stanchezza fisica, ma perchè mi sento soffocare dalle pareti di velluto polverosi, dall'oro finto, dalla combinazioni di colori e materiali infelici, dall'opulenza appariscente, dall' incessante ripetersi di stili mescolati senza nessun senso. Pacchiano e pesante fino all' inverosimile. Innovazione, ironia, leggerezza, coerenza, raffinatezza: zero assoluto! Sembra di entrare ovunque in un film di gangster di serie b o in un cartone di Barbie.
La maggior parte degli espositori presenta oggetti creati su misura per compiacere un gusto assurdo. Lo si nota nello sguardo e nei discorsi furbeschi degli espositori: il classico tipo di venditore di macchine usate americano ( con tanto di anello d'oro e catena al collo).
Il risultato è un miscuglio "pittoresco" di stranezze che paiono provenire da un videogioco di fine anni novanta. Un pastrocchio storico-buffonesco alla Xena la Principessa Guerriera.
E tutto ciò è pensato per il semplice fatto di compiacere una domanda di arredo che non conosce, o fa finta di ignorare quello che di "bello" propone il design europeo, preferendo modelli ostentati che fanno eco alla mancanza di cultura estetica degli acquirenti. Una parvenza trasfigurata di quello che è l'arredamento "classico" all'italiana.
Da dove arriva questo stereotipo? Dai mass media, che in questi anni hanno veicolato degli stereotipi falsati di gusto che comprendono uniformemente il kitch da bancarella e l'Italia in Miniatura.
Continua....
giovedì 3 marzo 2011
Petit Trianon: Salon
The main salon at the Petit Trianon is probably the most often seen space and the largest: You can see it in the floor plan below in blue.
The elegant gilded bronze work continues as do the Parquet de Versailles flooring. You can see the beautiful light the room receives, I took these pictures in the late afternoon.
Oops, a burnt out bulb! I guess this wouldn't have been a problem back in Marie Antoinette's time! Maybe on a windy day a blown out candle or two...
You'll notice the literal use of lily in the boiseries. I've never seen a fleur de lis depiected with actual lilys before! It is of course the symbol of the French Monarchy and makes perfect sense here.
These elegant armchairs are stylishly upholstered with sumptuously embroidered silk. I hope you enjoyed exploring this beautiful room!
Publicato da ARCHITECTDESIGN™
mercoledì 2 marzo 2011
Boiserie intorno al Neo Gotico
lunedì 28 febbraio 2011
Roaring years are back!
Qualcuno ha definito gli anni venti "una danza sfrenata sul limite del precipizio". Li chiamavano "ruggenti", perchè nessuno riusciva a sottrarsi all'irrefrenabile ottimismo degli anni venti. Il proibizionismo americano aveva imposto limiti che venivano regolarmente infranti, e lo champagne scorreva a fiumi negli speakeasy gestiti dalla malavita organizzata. Erano i tempi delle paillettes e delle gonne scandalosamente corte, dei gangster in completi sartoriali immacolati, e, ovviamente, del jazz. Denaro, fumo, alcool esaltavano una joie de vivre decadente e trasgressiva, immortalata in tutte le sue contraddizioni dal magistrale Scott Fitzgerald ne "Il Grande Gatsby". E' su quel palcoscenico di eccessi e sregolatezze che si agitavano attori di calibro mitico, personaggi che si sono conquistati un posto nell'immaginario collettivo come Joséphine Baker, Bob Haring, Louise Brooks, Rodolfo Valentino, Greta Garbo.
E poi c'erano loro: i malavitosi che facevano affari sporchi rifornendo di alcool di contrabbando i party esclusivi e proibiti dell'alta società. Al Capone, Lucky Luciano, John Dillinger , Bonnie&Clyde sono solo alcuni dei protagonisti fuorilegge passati alla storia e ancora oggi circondati di un'allure affascinante e pericoloso.
Gli anni venti, insomma, ce li abbiamo nel sangue: non solo come epoca mitica di trasgressione ed esuberanza, che spesso cerchiamo di imitare nei suoi aspetti più lassi, ma sono anche un punto di riferimento soprattutto nello stile. C'è sempre qualche stilista che riscopre il fascino di questi anni, e fa apparire sulle proprie passerelle abiti dal taglio inconfondibile. Gucci ha riproposto coprispalle e mantelline in pelliccia che sembrano uscite da una foto d'epoca, e Luisa Beccaria ha creato un'intera collezione di abiti dall'intenso allure retrò, dalle linee rettangolari ed allungate, addirittura corredate da cloche minimale.
Se sugli abiti questa è una tendenza palese, anche sull'arredamento si registra la stessa spinta: il minimale ed il liberty trovano una sintesi perfetta di forme e profili che esprimono senza ridondanza un glamour raffinato ed attento, e su tavolini, porte e boiseries fioriscono ricchi dettagli e richiami a quel mondo di luccichini e sregolatezze.
www.vogue.it
Gli anni venti, insomma, ce li abbiamo nel sangue: non solo come epoca mitica di trasgressione ed esuberanza, che spesso cerchiamo di imitare nei suoi aspetti più lassi, ma sono anche un punto di riferimento soprattutto nello stile. C'è sempre qualche stilista che riscopre il fascino di questi anni, e fa apparire sulle proprie passerelle abiti dal taglio inconfondibile. Gucci ha riproposto coprispalle e mantelline in pelliccia che sembrano uscite da una foto d'epoca, e Luisa Beccaria ha creato un'intera collezione di abiti dall'intenso allure retrò, dalle linee rettangolari ed allungate, addirittura corredate da cloche minimale.
Se sugli abiti questa è una tendenza palese, anche sull'arredamento si registra la stessa spinta: il minimale ed il liberty trovano una sintesi perfetta di forme e profili che esprimono senza ridondanza un glamour raffinato ed attento, e su tavolini, porte e boiseries fioriscono ricchi dettagli e richiami a quel mondo di luccichini e sregolatezze.
www.vogue.it
mercoledì 23 febbraio 2011
The Collector al Salone del Mobile 2011
Torna il Salone del Mobile di Milano e torna, dopo il successo dello scorso anno, Sige Gold. L'azienda toscana, brand di riferimento nel settore delle finiture d'interni, specializzata in porte e boiserie di lusso durante il 2010 ha avuto modo di sperimentare nuovi profili e accostamenti ancora una volta imprevedibili.
La linea d'arredamento The Collector, già presentata al Salone l'anno passato, è stata arricchita da una collezione di porte in cui il senso del colore prevale su qualsiasi altro dettaglio. Ispirata ai toni smorzati del Settecento inglese e agli abbinamenti delicati della ceramica Wedgewood, l'ultima linea The Collector tende a raffinare il linguaggio opulento delle proprie collezioni Sige Gold, in favore di un approccio più sobrio e contemporaneo. Sintomatica di questa nuova spinta è anche Scarface, la nuova linea della collezione Glam, le cui superfici laccate suggeriscono uno stile allo stesso tempo chic e metropolitano.
Sige Gold, che da anni si è affermata nel mercato russo grazie alle poliedriche vocazioni del suo stile, riesce ancora una volta a valorizzare al meglio le proprie peculiarità, fatte di organizzazione industriale e tradizioni artigiane. Un esempio di Italian style nella sua accezione più glamour e cosmopolita.
La linea d'arredamento The Collector, già presentata al Salone l'anno passato, è stata arricchita da una collezione di porte in cui il senso del colore prevale su qualsiasi altro dettaglio. Ispirata ai toni smorzati del Settecento inglese e agli abbinamenti delicati della ceramica Wedgewood, l'ultima linea The Collector tende a raffinare il linguaggio opulento delle proprie collezioni Sige Gold, in favore di un approccio più sobrio e contemporaneo. Sintomatica di questa nuova spinta è anche Scarface, la nuova linea della collezione Glam, le cui superfici laccate suggeriscono uno stile allo stesso tempo chic e metropolitano.
Sige Gold, che da anni si è affermata nel mercato russo grazie alle poliedriche vocazioni del suo stile, riesce ancora una volta a valorizzare al meglio le proprie peculiarità, fatte di organizzazione industriale e tradizioni artigiane. Un esempio di Italian style nella sua accezione più glamour e cosmopolita.
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