martedì 5 aprile 2011
Soluzioni ecocompatibili: la casa giapponese.
Oggi approfondiamo un argomento interessante e, per certi versi decisamente all' avanguardia: la casa giapponese tradizionale. Detta così potrebbe non sembrare nulla di speciale, ma non va dimenticato che grazie alla sua semplicità estrema, strutturale e materiale, questa costruzione si presenta come un perfetto connubio fra ambiente e necessità domestiche, che la rende una soluzione perfettamente ecocompatibile. La casa giapponese è costruita su un'intelaiatura di pali e travi di legno su cui si inseriscono le pareti esterne, costituite da pannelli scorrevoli in legno e carta di riso che permettono di areare e ventilare i locali. Lo spazio interno è organizzato in modo semplice e con ampia flessibilità grazie all'utilizzo di pannelli e pareti scorrevoli che permettono di trasformarlo in base alle esigenze e alle ore del giorno.
L'utilizzo di materiali leggeri era in parte la risposta alla frequenza dei terremoti in parte la traduzione dell'insegnamento Buddhista secondo cui ogni cosa ha una natura effimera, transitoria, caduca. Il legno è il materiale da costruzione preferito, e ciò rende questa costruzione interamente riciclabile: legno e paglia sono materiali riutilizzabili ed ecologici pienamente rispettosi dall'ambiente. Essa è inoltre disegnata dall'interno verso l'esterno: l'esterno della casa si evolve dal disegno della distribuzione interna piuttosto che essere concepito per adattarsi a un rigido schema o a forme geometriche prestabilite. Bruno Taut, esponente del Bauhaus, visitando il Giappone nel 1933 ha rivendicato la modernità dell'architettura giapponese tradizionale.
In certi casi la parte migliore della casa è oltre il giardino. I pannelli esterni possono essere spinti interamente da parte, per realizzare un'intima unità con il giardino, mentre l'engawa, una sorta di veranda coperta da un tetto spiovente, modula la relazione tra lo spazio interno ed esterno. L'engawa filtra la luce naturale all'interno dell'abitazione proteggendola contemporaneamente dalla pioggia: in estate diventa una parte del giardino, in inverno può essere chiuso fino a costituire un'estensione dello spazio interno.
Nella casa giapponese è evidente lo sforzo intellettuale e spirituale volto al processo di semplificazione, al fine di eliminare tutto ciò che non è essenziale in omaggio alla bellezza delle cose umili, poco appariscenti e modeste. E' altresì evidente la ricerca di ampiezza e spaziosità in spazi volutamente piccoli, mentre l'uso di materiali leggeri, fragili, temporanei rimanda a valori eterni. Minimalismo e semplicità sono le caratteristiche che la filosofia zen ha trasmesso ai tradizionali interni giapponesi, e questo effetto si raggiunge attraverso il ritmo delle superfici verticali e orizzontali accostati a materiali e colori naturali.
www.architetturaeviaggi.it/web_039.php
lunedì 4 aprile 2011
Cromoterapia: l'arredamento che fa bene all'umore
Oggi parliamo di cromoterapia, una disciplina che si propone di guarire alcune malattie psichiche attraverso l'uso del colore nell'arredamento. E' bene innanzitutto partire col suddividere i colori in due grandi famiglie: i caldi ed i freddi. Ai colori caldi appartengono il giallo, il rosso, l'arancione, e tutte le gamme intermedie dei rosa ed aranciati. Sono colori attivi, positivi, definiti a volte "salienti" perchè paiono emergere dalla superficie, e spesso sono associabili all'azione, alla sonorità e al movimento continuo.
I colori freddi invece, che vanno dai blu, ai verdi, ai viola, spingono alla riflessione e all'introspezione. Proprio dovuto al fatto che essi sembrano quasi sprofondare sulla superficie, essi sono detti " rientranti".
A seconda della tipologia di colore usato, il tempo, la superficie e lo spazio si dilatano o si restringono, comportando delle vere "flessioni" nell'umore e nelle percezioni.
Il rosso, colore energetico, è indicato per combattere la depressione, ed attiva la circolazione. Il giallo ha un effetto distensivo, rasserena e rinforza il sistema nervoso. L'arancione stimola l'attività endocrina e positivizza i sentimenti. Il verde invece ha proprietà riequilibranti e sedative, mentre il blu favorisce il rilassamento.
Ogni stanza ha il suo colore, per esempio per la cucina, in cui l'elemento dominane è il fuoco, è indicato il giallo in abbinamento al bianco, associati entrambi all'igiene e alla pulizia.
Nell'area studio invece è opportuno circondarsi di colori come il viola, che stimola le attività cerebrali, o l'arancio che agisce sull'attenzione.
Per le camere da letto, conta essenzialmente il risultato che si vuole ottenere: si scelga un blu o un azzurro per favorire il rilassamento, o il rosso, nel caso si propenda per un effetto più eccitante. Infine per le stanze da bagno è indicato il verde o l'azzurro tenue che rievochino le tonalità dell'acqua.
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venerdì 1 aprile 2011
Lo stile decorativo
Concepire una casa come un contenitore da abbellire in ogni suo dettaglio per generare curiosità e stupore in chi la abiti e in chi la frequenti: questi sono, in breve, gli elementi portanti dello stile decorativo.
Chi ama il decoro, dichiara la propria predilezione per ciò che risulta accessorio, non essenziale, ma non per questo sgradevole o di impaccio. Decoro è termine di origine latina, decus, che significa propriamente «onore, decenza, dignità» e quindi bellezza.
Chi assegna alla casa e alle sue parti una forte valenza decorativa tende a non trascurare nulla, aggiungendo più che eliminando. Le pareti si possono ricoprire di preziosi rivestimenti come carte da parati, lastre di marmo o preziosi intagli di legno, boiserie e tessuti. I pavimenti, sui quali sono costruiti disegni geometrici o altre figure, possono essere ricoperti di preziosi tappeti orientali, moderni e antichi.
Alle pareti sono appesi quadri, incisioni, specchi o altre particolari collezioni, in base al gusto e alla cultura di chi le vive ogni giorno.
Lo stile decorativo deve essere bilanciato perchè il rischio di cadere nell’eccesso, nel ridicolo e persino nel cattivo gusto, è sempre dietro l’angolo. L’accostamento di mobili di antiquariato appartenenti ad epoche differenti inoltre può rivelare i limiti di chi arreda.
La luce artificiale è di fondamentale importanza per accentuare anche un singolo oggetto che altrimenti potrebbe rimanere soffocato dal senso di pieno che di solito dà un ambiente realizzato in stile decorativo.
www.casaglam.com/idee_arredo/stili_d_arredamento/lo_stile_decorativo.php
mercoledì 30 marzo 2011
Con un fiore in testa Intervista a Ronald Van der Hilst, designer olandese che da anni crea ispirandosi al tulipano
A lui si riconosce l’enorme merito di avere reso un soggetto tradizionale, e per certi versi un cliché, in un vero e proprio tratto stilistico. Un fiore, un tulipano, preso e messo al centro della scena, coi suoi colori e con quella forma così sinuosa. Ronald Van der Hilst, designer olandese ha iniziato la sua carriera come progettista di paesaggi, e questo ambito ancora oggi ha un’influenza enorme sulla sua opera. Nel 2006 ideò una mostra interamente dedicata ai tulipani, che coinvolse tutta la sua città natale, Anversa, e la provincia circostante, toccando venti tra musei e giardini.
Quanto può darle ancora quest'universo in termini d'ispirazione?
“Lavoro ancora come architetto paesaggista ma fino a poco tempo la progettazione di giardini e di prodotti erano per me due cose differenti, completamente scollegate, ad eccezione del tema floreale: non utilizzavo i tulipani nei miei giardini e gli altri progetti non avevano niente a che fare con i miei giardini. Adesso sto creando ponti tra le due cose e ciò mi consente di sperimentare nuove fonti di ispirazione. Occorre tempo extra per sviluppare una propria scrittura personale e naturale nella progettazione di giardini. Il vaso in cristallo per tulipani “Bulbe” per Val Saint Lambert è stata la mia prima progettazione. Quest’opera mi ha dato slancio anche perché non si trattava di un progetto su commissione, ma mio al 100%. Dal 2007 il tulipano, come pianta da giardino, è diventato un tema nella mia opera come architetto paesaggista e lo scorso anno ho iniziato a ideare oggetti, come vasi e fontane, per giardini. Il prossimo passo sarà la realizzazione di progetti e concetti di giardino nei quali integrare gli elementi da me ideati”.
Quanto sono importanti le superfici e i materiali? Influenzano le sue creazioni, sono addirittura il loro punto di partenza o cos’altro?
“Non sono importanti, sono essenziali! La cosa più importante, per me, è che non esiste un unico tipo di forma, ma qualcosa di più che ne garantisce la qualità. I miei progetti iniziano dalla forma e al momento l’idea che ho in testa è ancora “grezza” e sto cercando il produttore che soddisfi le mie aspettative per ottenere il risultato migliore. Nell’ampia gamma di progetti di cui mi occupo, l’elevato livello dei materiali e delle tecniche è – ad eccezione del tema – ciò che li accomuna”.
Quali sono i materiali del futuro?
“Sono fermamente convinto che la qualità è la scelta da fare per muoversi in una direzione sostenibile. Meglio avere un solo pezzo di qualità pregiato, che 10 pezzi allo stesso prezzo, ma che non vale la pena conservare. Penso che siamo solo all’inizio dello sviluppo di materiali intelligenti e di qualità. Dobbiamo avvicinarci alla natura o essere ispirati da essa. Come il fiore di loto è dotato di un sistema di auto pulizia, tanto che mangiandone le radici possiamo purificare il nostro corpo, è probabile che anche i materiali realizzati con il loto abbiano lo stesso effetto. I materiali per i prodotti di consumo non dovrebbero più essere intesi come prodotti finali che perdono qualità dopo il riciclaggio: devono essere parte dell‘ecosistema”. Se un bambino dovesse chiederle che cosa è il design che cosa risponderebbe?
“Direi questo: immagina il tuo personaggio preferito di un film o di un libro. Prendi un pezzo di carta e con questo realizza una sedia che assomigli al tuo idolo. Taglia e piega. Non usare colla. Alla fine distendi tutti gli elementi e rimettili insieme fino ad ottenere la forma originale della carta. Spiega ad un tuo amico o ad una tua amica come fare questa sedia e dì a lui o a lei perché questa sedia rappresenta al meglio il tuo idolo. Ecco una concettualizzazione del modello sedia”.
martedì 29 marzo 2011
Magazzino di porte. Viaggio a puntate nella storia dei serramenti.
Il Medioevo ed il quattrocento
Il bronzo consente indagini anche su secoli altrimenti oscuri di documenti e ancor più di testimonianze concrete. Porte artistiche, generalmente, e monumentali, quasi esclusivamente destinate all’esterno e dunque meno interessanti dal nostro punto di vista, rispetto alla ‘misura’ quotidiana di certi esemplari pompeiani, specchio però di epoche come quella tardo romana, o greco bizantina con tutta una serie di porte eseguite a Costantinopoli o in Italia che propongono versioni auliche di tipi e di motivi decorativi probabilmente più diffusi nella penisola, di quanto si possa dimostrare con esemplari lignei. La ‘modernissima’ porta bronzea della cattedrale di Trani che data al 1160, propone, ad esempio, un telaio riquadrato con grossi chiodi a testa piramidale, posti all’intersezione delle traverse, e un tessuto fittamente percorso da decori floreali, formelle a bassorilievo con figure; una soluzione che rimarrà frequente, specie nelle porte da esterni, e che sarà ripresa nel Novecento e negli Arts déco. Il fitto tessuto decorativo floreale, rimanda ad altri esemplari anche lignei come la porta del monastero di S. Elia e Giuliano a Qaryatayn presso Damasco.
Un altro motivo tardo antico di speciale permanenza è quello costituito da semicerchi sovrapposti e sfalsati. Seguendo gli esempi proposti dal Pozzi, tale motivo si rintraccia oltre che nella stessa porta del Pantheon, in un pluteo marmoreo di papa Liberio del 350, nella transenna di S. Apollinare in classe a Ravenna. Anche la trecentesca porta bronzea d’accesso all’atrio della Basilica di San Marco a Venezia che peraltro ripete un motivo presente nella porta di S. Alipio e in molte altre porte della Basilica sempre eseguite da Bertuccio, è costituita da archetti sovrapposti e sfalsati, che da lontano fanno qui l’effetto di una rete preziosa. (...)
Prima del maestro veneziano Bertuccio, dell’Andrea Pisano della porta sud del Battistero fiorentino e di altri esempi coi quali far praticamente iniziare lo spirito del Rinascimento, ci sono altre porte bronzee e lignee che appartengono all’epoca tardo antica e medievale che possono fornire motivi d’interesse. Come può facilmente dedursi dall’elenco fornito dal Pozzi, si tratta quasi esclusivamente di porte monumentali destinate all’esterno e quindi per molti versi periferiche rispetto al tema di questo “magazzino”.
Per altri elementi e spunti d’indagine relativi all’epoca prerinascimentale, ci si può rivolgere alle immagini dipinte: nel Miracolo del Beato Agostino Novello di Simone Martini, o nell’Ingresso a Gerusalemme di Duccio da Boninsegna compaiono portoncini chiodati a due ante, a sei o sette riquadri che per la fattura rimandano alla porticciola lignea sul lato nord della Scarsella del Battistero di San Giovanni a Firenze la quale nel telaio, nelle ferrature, trasmette autenticità; anche nei chiodi che irregolarmente infissi e abrasi rispetto alla superficie del legno di quercia degli specchi, offrono un tessuto di prezioso effetto medievale. Portoncini da esterno che nella loro struttura non sembrano molto differire da altri interni: nella Lavanda dei piedi ancora del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, Duccio dipinge una stanza dove una porta semiaperta presenta la medesima struttura anche se qui con l’aggiunta di traverse ad X negli specchi.
Un esemplare quattrocentesco già appartenente alla Collezione Gualino a due ante con otto riquadri ornati da stelle in rilievo e da intarsi policromi nell’intelaiatura, testimonia originalità esornativa e il gusto per una più fantasiosa e preziosa campitura delle superfici che dall’Oriente delle crociate, dalle affascinanti tessiture della nostra pittura del Trecento o delle commettiture di marmi, di mosaici e per inconoscibili vie trapassa ai mobili del Quattrocento e investe in qualche caso le porte.
Mauro Cozzi
Maestro Bertuccio da Venezia, Venezia, Basilica di San Marco, porta in bronzo d’accesso all’atrio, XIV sec.
Barisano da Trani, Ravello, cattedrale, 1179
Barisano da Trani, Trani, porta della cattedrale, 1160
Barisano da Trani, Trani, porta della cattedrale, 1160
Il bronzo consente indagini anche su secoli altrimenti oscuri di documenti e ancor più di testimonianze concrete. Porte artistiche, generalmente, e monumentali, quasi esclusivamente destinate all’esterno e dunque meno interessanti dal nostro punto di vista, rispetto alla ‘misura’ quotidiana di certi esemplari pompeiani, specchio però di epoche come quella tardo romana, o greco bizantina con tutta una serie di porte eseguite a Costantinopoli o in Italia che propongono versioni auliche di tipi e di motivi decorativi probabilmente più diffusi nella penisola, di quanto si possa dimostrare con esemplari lignei. La ‘modernissima’ porta bronzea della cattedrale di Trani che data al 1160, propone, ad esempio, un telaio riquadrato con grossi chiodi a testa piramidale, posti all’intersezione delle traverse, e un tessuto fittamente percorso da decori floreali, formelle a bassorilievo con figure; una soluzione che rimarrà frequente, specie nelle porte da esterni, e che sarà ripresa nel Novecento e negli Arts déco. Il fitto tessuto decorativo floreale, rimanda ad altri esemplari anche lignei come la porta del monastero di S. Elia e Giuliano a Qaryatayn presso Damasco.
Michelozzo, porta dell’ex sede dell’Opera di S. Giovanni, Firenze, Piazza del Duomo 7, primo 400
Giuliano da Maiano (bottega), Studiolo di Gubbio già nel palazzo ducale, 1479-1482, oggi al MOMA di New York
Fra’ Giovanni da Verona, part. degli stalli della sagrestia, Siena, Abbazia di Monte Oliveto, fine XV - primi XVI sec.
Fra’ Giovanni da Verona, part. degli stalli della sagrestia, Siena, Abbazia di Monte Oliveto, fine XV - primi XVI sec.
Firenze, S. Lorenzo, porta d’ingresso al chiostro, part., sec. XV
Antonio Manetti e coll., Firenze, Santa Maria del Fiore, Sacrestia delle messe, part. della parete nord, 1440-1445
Un altro motivo tardo antico di speciale permanenza è quello costituito da semicerchi sovrapposti e sfalsati. Seguendo gli esempi proposti dal Pozzi, tale motivo si rintraccia oltre che nella stessa porta del Pantheon, in un pluteo marmoreo di papa Liberio del 350, nella transenna di S. Apollinare in classe a Ravenna. Anche la trecentesca porta bronzea d’accesso all’atrio della Basilica di San Marco a Venezia che peraltro ripete un motivo presente nella porta di S. Alipio e in molte altre porte della Basilica sempre eseguite da Bertuccio, è costituita da archetti sovrapposti e sfalsati, che da lontano fanno qui l’effetto di una rete preziosa. (...)
Mino da Fiesole, Roma, Palazzo Venezia, portale, 1464-1471
Agnolo di Lazzaro e coll., Firenze, Santa Maria del Fiore, Sacrestia delle messe, part. della parete sud, 1440-1445
Prima del maestro veneziano Bertuccio, dell’Andrea Pisano della porta sud del Battistero fiorentino e di altri esempi coi quali far praticamente iniziare lo spirito del Rinascimento, ci sono altre porte bronzee e lignee che appartengono all’epoca tardo antica e medievale che possono fornire motivi d’interesse. Come può facilmente dedursi dall’elenco fornito dal Pozzi, si tratta quasi esclusivamente di porte monumentali destinate all’esterno e quindi per molti versi periferiche rispetto al tema di questo “magazzino”.
Per altri elementi e spunti d’indagine relativi all’epoca prerinascimentale, ci si può rivolgere alle immagini dipinte: nel Miracolo del Beato Agostino Novello di Simone Martini, o nell’Ingresso a Gerusalemme di Duccio da Boninsegna compaiono portoncini chiodati a due ante, a sei o sette riquadri che per la fattura rimandano alla porticciola lignea sul lato nord della Scarsella del Battistero di San Giovanni a Firenze la quale nel telaio, nelle ferrature, trasmette autenticità; anche nei chiodi che irregolarmente infissi e abrasi rispetto alla superficie del legno di quercia degli specchi, offrono un tessuto di prezioso effetto medievale. Portoncini da esterno che nella loro struttura non sembrano molto differire da altri interni: nella Lavanda dei piedi ancora del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, Duccio dipinge una stanza dove una porta semiaperta presenta la medesima struttura anche se qui con l’aggiunta di traverse ad X negli specchi.
Un esemplare quattrocentesco già appartenente alla Collezione Gualino a due ante con otto riquadri ornati da stelle in rilievo e da intarsi policromi nell’intelaiatura, testimonia originalità esornativa e il gusto per una più fantasiosa e preziosa campitura delle superfici che dall’Oriente delle crociate, dalle affascinanti tessiture della nostra pittura del Trecento o delle commettiture di marmi, di mosaici e per inconoscibili vie trapassa ai mobili del Quattrocento e investe in qualche caso le porte.
Mauro Cozzi
venerdì 25 marzo 2011
Le tonalità che fanno la differenza
The Collector è una linea assolutamente unica nel suo genere: la sua particolarità risiede nella straordinaria gamma cromatica che si accompagna ad un'estetica affascinante, lineare e priva di eccessi.
Sige Gold scopre così nuove capacità espressive, nuove possibilità e accostamenti insoliti. Su tutto prevale la tonalità, smorzata e mai prorompente, che abbraccia lo spettro dei colori pastello di ocra, rosa, grigio e salmone, e su cui fra tutte le altre emerge il jasper blue, una delicata gradazione di azzurro tipico del settecento inglese, che trova nel contrasto con il bianco il suo maggior punto di forza. L'attento studio delle vernici applicate ha permesso di raggiungere delle varietà di colore mai viste prima e che solo Sige Gold ha saputo affidare ai pregiati materiali delle sue porte. Colori antichi e preziosi rivivono sulle porte The Collector, che apprendono linguaggi moderni e contemporanei con un risultato sempre ed inevitabilmente sorprendente.
La lucidatura sapiente delle bugne in opposizione al pennellato opaco del legno riesce ad esaltare la saturazione del colore, e al contempo a dare l'impressione di una profondità più accentuata delle bugne e delle rifiniture, contando così su innovativi effetti prospettici e giochi di luci.
Le palette disponibili sono:
Blue Jasper
Il colori di questa gamma sono estremamente eleganti e pieni, attraenti e sofisticati. La varietà maestosa dei blu si pone in armonico contrasto con tinte che spaziano dal bianco alabastro al nero, con la possibilità di aggiungere dettagli in oro e argento.
Queen Charlotte
La nuance principale di questa gamma è il rosa, che in ogni abbinamento dimostra un'anima intimamente delicata. Sia che lo si ponga al fianco del grigio o del bianco, si ottiene uno squisito effetto settecentesco, che può essere arricchito da dettagli in oro o argento.
Vanessa Atalanta
Questa particolarissima scelta di colori è un omaggio ad un essere vivente dotato di rara grazia: la farfalla ad ali spiegate, il simbolo di The Collector. Gli accostamenti scelti in queste tonalità intense e seducenti sono una citazione ed un omaggio all'ispirazione del nostro logo.
Sige Gold scopre così nuove capacità espressive, nuove possibilità e accostamenti insoliti. Su tutto prevale la tonalità, smorzata e mai prorompente, che abbraccia lo spettro dei colori pastello di ocra, rosa, grigio e salmone, e su cui fra tutte le altre emerge il jasper blue, una delicata gradazione di azzurro tipico del settecento inglese, che trova nel contrasto con il bianco il suo maggior punto di forza. L'attento studio delle vernici applicate ha permesso di raggiungere delle varietà di colore mai viste prima e che solo Sige Gold ha saputo affidare ai pregiati materiali delle sue porte. Colori antichi e preziosi rivivono sulle porte The Collector, che apprendono linguaggi moderni e contemporanei con un risultato sempre ed inevitabilmente sorprendente.
La lucidatura sapiente delle bugne in opposizione al pennellato opaco del legno riesce ad esaltare la saturazione del colore, e al contempo a dare l'impressione di una profondità più accentuata delle bugne e delle rifiniture, contando così su innovativi effetti prospettici e giochi di luci.
Le palette disponibili sono:
Blue Jasper
Il colori di questa gamma sono estremamente eleganti e pieni, attraenti e sofisticati. La varietà maestosa dei blu si pone in armonico contrasto con tinte che spaziano dal bianco alabastro al nero, con la possibilità di aggiungere dettagli in oro e argento.
Queen Charlotte
La nuance principale di questa gamma è il rosa, che in ogni abbinamento dimostra un'anima intimamente delicata. Sia che lo si ponga al fianco del grigio o del bianco, si ottiene uno squisito effetto settecentesco, che può essere arricchito da dettagli in oro o argento.
Vanessa Atalanta
Questa particolarissima scelta di colori è un omaggio ad un essere vivente dotato di rara grazia: la farfalla ad ali spiegate, il simbolo di The Collector. Gli accostamenti scelti in queste tonalità intense e seducenti sono una citazione ed un omaggio all'ispirazione del nostro logo.
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